I rischi nelle attività equestri

I rischi nelle attività equestri

Quando si parla di sport equestri, siamo tutti consapevoli di praticare una delle discipline sportive che presenta il più elevato livello di rischio. Ciò dipende principalmente dalla natura stessa del cavallo: un animale dotato di grande sensibilità, forza e imprevedibilità. Con un peso medio di circa 600 chilogrammi, anche un semplice movimento involontario può provocare lesioni, dal banale pestone al piede fino a conseguenze ben più gravi.

Negli anni il settore equestre ha affinato tecniche, procedure e metodologie didattiche volte a ridurre i rischi. Tuttavia, possiamo davvero ritenerci immuni dagli incidenti? La risposta, purtroppo, è no.

Osservando il mondo equestre emerge sempre più spesso un elemento comune a molti sinistri: la superficialità. Disattenzione, eccessiva sicurezza e imprudenza rappresentano oggi fattori di rischio tanto importanti quanto l’imprevedibilità del cavallo.

I rischi iniziano già dal momento in cui si entra in maneggio. Durante le operazioni di grooming, pulizia e sellaggio possono verificarsi incidenti quali calci, pestoni, schiacciamenti. Anche una bardatura non corretta può compromettere seriamente la sicurezza dell’attività successiva, sia essa svolta in campo sia durante una passeggiata in esterna.

Nel lavoro in campo, le principali cause di caduta sono legate alla perdita di equilibrio durante gli esercizi o le riprese. In molti casi non si verifica soltanto il disarcionamento, ma anche il rischio che il cavallo cada e finisca per schiacciare il cavaliere o l’amazzone.

Durante le escursioni in esterna, invece, le cadute sono frequentemente provocate dalla perdita di equilibrio dovuta all’inesperienza del cavaliere oppure da reazioni improvvise del cavallo, spaventato da rumori, animali, mezzi di trasporto o altri stimoli ambientali.

Si tende spesso a pensare che una delle due attività sia più pericolosa dell’altra. I dati raccolti negli anni, tuttavia, non confermano questa convinzione. Incidenti anche molto gravi, talvolta mortali, si verificano sia durante il lavoro in campo sia nelle passeggiate. È vero che in ambiente esterno aumentano i fattori di rischio legati all’ambiente circostante, ma è altrettanto vero che in campo, dove ci si sente maggiormente al sicuro, l’eccessiva confidenza può trasformarsi in superficialità, aumentando le probabilità di una caduta.

Analizzando le statistiche dei sinistri emerge con chiarezza un fenomeno che merita particolare attenzione. Da un lato si registra un aumento della superficialità con cui molti cavalieri e amazzoni affrontano l’attività equestre; dall’altro cresce in modo significativo il numero delle richieste di risarcimento danni, spesso avanzate anche per eventi di lieve entità, come piccoli ematomi o lesioni di modestissima importanza.

Quest’ultimo aspetto rappresenta oggi una delle maggiori preoccupazioni per i circoli ippici, chiamati sempre più frequentemente a difendersi da richieste risarcitorie che derivano da situazioni riconducibili ai normali rischi propri dell’attività equestre.

Durante i nostri percorsi di formazione dedichiamo ampio spazio alla prevenzione, illustrando le corrette procedure operative e sensibilizzando istruttori, tecnici e cavalieri sull’importanza della sicurezza. Tuttavia, nessuna formazione, per quanto accurata, potrà mai eliminare completamente il rischio. L’aleatorietà del cavallo rimane una componente intrinseca di questo sport: anche un animale perfettamente addestrato, desensibilizzato e dal carattere particolarmente mansueto conserva sempre una parte della propria naturale imprevedibilità.

Proprio per questo motivo abbiamo sviluppato un percorso tecnico articolato su tre livelli di abilitazione alla monta, con l’obiettivo di accompagnare gradualmente il neofita nella crescita delle proprie competenze, attraverso un percorso pratico e teorico seguito dal proprio istruttore. Purtroppo, non sempre questo iter viene rispettato e la fretta di raggiungere livelli superiori espone molti cavalieri a rischi evitabili.

Non mancano, inoltre, comportamenti che destano forte preoccupazione. Ancora oggi si osservano circoli ippici che conducono in passeggiata su strade pubbliche minori di 14 anni, in contrasto con quanto previsto dal Codice della Strada. Sui social network sono frequenti fotografie che mostrano cavalieri privi dei dispositivi di protezione individuale, come casco e corpetto protettivo, trasmettendo un messaggio profondamente sbagliato soprattutto ai più giovani.

Questa modalità superficiale di vivere e promuovere l’equitazione contribuisce inevitabilmente all’aumento degli incidenti e non favorisce certamente la crescita dell’intero comparto equestre nazionale.

Le conseguenze non riguardano soltanto la sicurezza. È stato osservato che circa il 90% dei bambini che subiscono un evento traumatico durante l’attività equestre tende successivamente ad abbandonare questo sport. Parallelamente, le compagnie assicurative registrano un incremento della sinistrosità, con inevitabili aumenti dei premi e, in alcuni casi, una crescente difficoltà ad assicurare determinate attività equestri.

Come si può intervenire?

La risposta passa innanzitutto attraverso la diffusione di una vera cultura della sicurezza. È fondamentale investire nella formazione dei cavalieri, rispettare i tempi di apprendimento, evitare scorciatoie, affidarsi sempre a istruttori qualificati e utilizzare cavalli adeguatamente addestrati, rispettandone il benessere e i tempi di preparazione.

È altrettanto importante non lasciarsi condizionare dalla fretta di alcuni genitori che desiderano accelerare il percorso sportivo dei propri figli acquistando prematuramente un cavallo o affrontando attività per le quali non possiedono ancora un’adeguata preparazione tecnica.

Prima di ogni uscita occorre verificare attentamente la bardatura, controllare lo stato delle attrezzature, valutare accuratamente i percorsi esterni e pretendere sempre l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale.

Nessuna di queste precauzioni potrà eliminare completamente il rischio, perché il rischio zero, con il cavallo, non esiste. Tuttavia, una corretta cultura equestre, unita a formazione, professionalità e responsabilità, può ridurre in maniera significativa la probabilità che un semplice momento di svago si trasformi in un incidente dalle conseguenze anche molto gravi o pergiunta mortali.

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